"Do stuff. Be clenched, curious. Not waiting for inspiration’s shove or society’s kiss on your forehead. Pay attention. It’s all about paying attention. attention is vitality. It connects you with others. It makes you eager. Stay eager."


― Susan Sontag

Ci sono delle giornate in cui si ricevono solo risposte sgarbate. Ci sono giorni in cui ho voglia di rispondere “ciccio, calmati o va’ a casa”.

Per quanto la gente mi stracci i coglioni ogni ora, io sono sempre educata, o forse sono stupida.

Vorrei sapere come sta quella ragazza in stage che è sempre carina e sorridente e spesso dice “ma a me piace lavorare qui” e tutti le urlano in faccia, vorrei sapere se in realtà è un’inguaribile ottimista, oppure ogni tot è in bagno o in magazzino a piangere.

Sbroccherei più spesso, se non fosse per il sole fuori.

Sono questi i momenti, tuttavia, in cui i tuoi tentennamenti sarebbero da spingere verso la direzione Nord.

Voglio tornare ad Amsterdam e vorrei andarci adesso. Adesso intendo in questo periodo, Settembre/Ottobre, che lì farà già un freddo malefico, ma ci sarà una luce bellissima e quel cielo più alto. Sto ascoltando troppa poca musica, solo in macchina mentre vado e torno dal lavoro e non riesco a ricordarmela, perché mentre guido penso a centomila altre cose e ormai.

Commenti russi.

  • A: per questo evento allora prendo la modella bionda bionda e la modella di colore, ok?
  • L: una bionda e una mora giusto?
  • A: sì, quella di colore è mora
  • L: giusto, sì sì, ok
  • M (collega russa): come è di colore?
  • A: è nera...quindi è anche mora...
  • L: corretto
  • M (collega russa): nera, poverina.

Tags: work

Ho mangiato troppa nebbia ieri e avevo troppa umidità nei capelli e l’alcool mi era entrato nelle arterie e le aveva gonfiate, riempiendomi gli incavi del cervello e ostruendo i dotti lacrimari. Stamattina mi girava ancora la testa, forse era ancora la nebbia, forse era che avevo dormito solo 3 ore, ma ho chiuso gli occhi davanti allo specchio e stavo cadendo - per qualche secondo la mattina, struccata, con i capelli tutti giù, davanti allo specchio, sono quella che sembro: una bambina con lo sguardo vecchissimo.

"L’ultima cosa che mi va di dire
prima di uscire e di non ritornare
che tutto quel che ho fatto era per te
e in tutto quel che è stato ero con te.
Guardami negli occhi e dimmi cosa vedi
ho dato tutto e ancora non basta
dei miei pensieri, di tutti quei momenti spesi."

GNUT

Chiamerò questo tumblr: “le cose che mi danno fastidio”.

Non mangio formaggio. Non ho mai mangiato formaggio eccetto mozzarella mescolata con altro. Non mi piacciono i formaggi, solo l’idea dell’emmenthal che si sfalda tra i denti mi fa venire i conati, quando sento l’odore del grana mi viene una nausea incredibile e più ci penso, più mi viene la nausea. Mi fa vomitare pensare allo stracchino che si insinua nelle fessure dei denti, sotto alla lingua. Brividi di schifo. Proprio non mi piace.

Perciò è inutile che mi diciate: “non sai cosa ti perdi”. Non mi piace! Non mi perdo nulla! Non ha senso.

Chiamerò questo tumblr: “le cose che mi danno fastidio”.

"i tuoi problemi, mi ci vorrebbero". Hai ragione. Io non ho problemi. I miei problemi sono costruzioni mentali di una mente viziata. Non ho veri problemi. Sono fortunata, sono molto fortunata: ma, per continuare il discorso nell’ambito in cui ti sei espresso in quel modo, ti dico che io in questa situazione, mi ci sono traghettata da sola.

Faccio un lavoro che mi piace tanto e che non mi dà (e, in generale, non darebbe a nessuno) particolari grattacapi. Non salvo vite, non gioco con il futuro delle persone e con i loro soldi: ho le mie responsabilità, è un lavoro stressante, ma a me piace e mi pesa molto poco. L’ho scelto. Ho fatto 5 anni di università per fare questo lavoro. Ho fatto per sei anni un lavoro che non era questo, che mi piaceva solo in parte, per guadagnarmi l’esperienza necessaria e le conoscenze aggiuntive che non avevo e, ammetto di aver avuto anche un po’ di culo a trovarlo, ma me lo sono scelto tutto. Probabilmente il mio lavoro a te darebbe problemi, perché non piace a tutti. Oppure, potenzialmente, piacerebbe a molti, ma nella pratica e nell’operatività, farebbe schifo al 95% di questi.  Ma è il mio lavoro, mi piace, torno a casa soddisfatta. A volte torno a casa incazzata, ma in generale penso che ne valga la pena. A volte penso che il mio stipendio sia basso, ma in Italia va bene così. A volte penso che the fabulous fashion industry sia un po’ vuoto e mi sento una merda rispetto alle mie amiche veterinarie/ricercatrici/falegnami e lo pensate di sicuro anche voi, ma c’è una profondità che nemmeno immaginate, in certi aspetti.

Quindi sì, sono molto molto fortunata, ma al 90% ci ho lavorato sopra io.

Il succo è che se non ti va bene, muovi il culo.

Tags: work

"Tra me e il mondo c’è una sorta di dolore invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono gli altri. O forse, fatico a trovare la voglia di capire. È così poco interessante. Però voglio dei momenti in cui la casa è vuota. Ma vorrei che parlassero fra loro e non me."

Clive Staples Lewis

  • Direttore Tecnico: Arianna!? Ma che scarpe hai?
  • Arianna: Hai visto, non sembrano le scarpe di Sampei?
  • Direttore Tecnico: e come cammini?
  • Arianna: sono comodissime!
  • Direttore Tecnico: te credo! Ma dove vai però...

Tags: work